Tirando le somme del SEO Web Marketing Experience 2012

L’ultima settimana di novembre ho seguito il Seo Web Marketing Experience di Enrico Madrigrano. Quest’anno le novità non sono mancate a partire infatti dalla formula, non più un seminario intensivo concentrato in una giornata, ma una settimana di incontri da seguire ognuno dalla propria postazione in ufficio attraverso webinar.

I vantaggi sono stati evidenti: un risparmio di tempo e denaro evitando la trasferta e la comodità di partecipare dalla propria città ai seminari online, dall’altra però il fatto di spalmare gli interventi su così tanti giorni e in orari anche un pò scomodi (sessioni di due ore con un’ora di pausa tra l’una e l’altra) ha reso lungo e pesante ciò che poteva essere condensato in metà tempo.

Senza entrare nel merito dei singoli interventi (qualcuno più interessante di altri, personalmente ho trovato estremamente utili i webinar di Giorgio Taverniti, Matteo Monari e Piersante Paneghel, mentre gli altri sono stati perlopiù teorici, ridondanti e privi di spunti concreti), la sensazione restituita dai relatori è stata di incertezza sul mondo della SEO che attraversa un periodo di grossa difficoltà. I “nuovi” algoritmi e i vari aggiornamenti (vedi Panda e Penguin) stanno stringendo le maglie rendendo sempre più difficile il lavoro del posizionamento… Questa atmosfera da crisi del mondo SEO (già abbastanza inquietante) è stata aggravata nel vedere che anche i più autorevoli esperti del settore italiano brancolano praticamente nel buio.

Non voglio usare frasi sensazionalistiche sulla fine del posizionamento, ma di certo le cose stanno cambiando in fretta e stanno diventando sempre più complesse. Anche a rischio di essere in controtendenza vorrei sollevare a tal proposito una critica verso i “soliti” consigli sulla SEO “di qualità” (dispensati a profusione durante questa Seo Web Marketing Experience) dove per molti il segreto consiste semplicemente nello scrivere contenuti utili ed interessanti così da essere premiati dagli utenti che linkano in modo naturale i contenuti! Peccato che si tratti nella maggior parte dei casi di un’utopia, la realtà di chi posiziona piccole attività e aziende familiari è ben diversa: la collaborazione tra SEO e azienda è pari a zero, i contenuti interessanti sono un miraggio come un’oasi nel deserto (immaginate di creare articoli per chi si occupa di estrusione o per un’azienda che tratta condizionamento) e nessuno si sognerà mai di linkarvi spontaneamente.

In questo scenario che è molto più frequente rispetto ad un’azienda medio- grande con un prodotto d’eccellenza in un settore ultra famoso e possibilmente con una risorsa interna messa a disposizione del SEO per fornire contenuti e specifiche tecniche e soprattutto dove non è più possibile fare scambio link, non è più consigliabile avere link da directory e dove bisogna essere agganciati a siti a tema e possibilmente in trust… mi chiedo: come fa un freelance SEO a sopravvivere?

Ragionando per via teorica sono ben capace anch’io di dispensare saggi consigli sul fatto che bisogna essere SEO creativi, escogitare strategie alternative e stimolare il cliente con idee come e-book, newsletter, infografiche, video, ecc… ma poi quando ci si scontra con la quotidianità dei compiti imposti e sull’ovvietà di un cliente che lavora in un settore difficile e non è ricettivo ai suggerimenti, forse il bel castello di paroloni crolla e resta una realtà diversa.

Secondo voi quale potrebbe essere il futuro della SEO? Forse seguire l’esempio di molti che non puntano più al posizionamento ma alla semplice consulenza per l’ottimizzazione dei siti e la cura dei social? Certo l’ideale sarebbe aiutare tutti i clienti a comunicare meglio per ottenere visite da molteplici canali oltre ai motori di ricerca. Personalmente trovo  allettante l’idea di diventare un Quality Raters per Google, anche se questo, non credo possa essere compatibile con il profilo di un SEO per ovvi motivi, ad ogni modo proverò l’esperienza di sottoporre la mia candidatura e vi terrò aggiornati, a presto!

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