Comprare i commenti, perché no?

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Abbiamo deciso di approfondire un argomento piuttosto spinoso non solo per tutti i bloggers, ma anche per tutti coloro che, per migliorare la SEO o per diffondere il proprio brand pubblicano articoli interessanti senza purtroppo riscuotere molto successo: i commenti.

Ci siamo chiesti: se il problema di ottenere pochi o nessun commento è comune a molti, nonostante l’impegno nello scrivere contenuti di qualità, perché non esistono servizi in grado di soddisfare tale richiesta? Se provate a cercare su Google la frase “comprare i commenti” troverete in prima pagina solo un risultato pertinente, l’articolo del Tagliaerbe di Davide Pozzi, ( http://blog.tagliaerbe.com/2007/07/comprare-commenti-sui-blog.html ) risalente al 2007 che parla di un’azienda americana che offriva la vendita di commenti per blog… forse non ha avuto molto successo visto che oggi offre un altro tipo di servizio. L’articolo ha ricevuto commenti piuttosto negativi riguardo l’idea, forse in tutto questo tempo le opinioni sono cambiate eppure non sembrano nati nel frattempo servizi di vendita di commenti in Italia, almeno non ufficialmente.

Certo il prodotto americano era dichiaratamente non etico, rivolto all’aumento veloce di backlink e dedicato soprattutto ai blackhat, mentre noi in quest’articolo vogliamo fare un discorso differente.

Se cercate invece “come aumentare i commenti” troverete molti articoli che offrono consigli su come ottenere spontaneamente nuovi commenti, consigli che nonostante siano utili e intelligenti, non risolvono la questione purtroppo, non ci dilungheremo sul perché, molti di voi già conoscono la risposta: gli utenti commentano su Facebook o su Twitter, oppure su blog e forum molto autorevoli! E’ un cane che si morde la coda, infatti molti si chiedono: se scrivo articoli interessanti ma non ho commenti come faccio a diventare autorevole?

Ma allora perché non esiste un servizio di vendita di commenti?
Forse perché viene considerato da molti non etico e inappropriato.

Tutti sanno che i motori di ricerca sono attirati da contenuti interessanti e commenti spontanei, ma è sempre così?
Su Facebook per aumentare i mi piace, si può fare una campagna a pagamento e nessuno si scandalizza se vede il profilo di una PMI tutto sommato mediocre che conta 25 mila mi piace, lo stesso quando si chiede ad un blogger autorevole di fare una recensione su un determinato prodotto e questi in cambio riceve il prodotto stesso, vi aspettate una recensione obiettiva?

Avete mai visto in un blog aziendale approvare commenti negativi?
Spesso vengono filtrati, anche questo è un controllo dell’opinione, inutile aggiungerei, visto che esistono tanti altri siti esterni in cui esprimere liberamente la propria opinione.
Inoltre nei tanti articoli che consigliano come aumentare i commenti, si indica spesso come buona strategia quella di commentare su altri blog per aumentare le possibilità di ricevere commenti in cambio, anche questo, non è un po’ forzare la mano?

Forse l’equazione non è poi così matematica, ovvero se scrivi articoli interessanti e dai consigli utili, i commenti non arrivano per forza. Molte aziende investono tempo e risorse per pubblicare ogni settimana articoli utili al solo scopo di aumentare la propria autorevolezza o il posizionamento e spesso per questo compito vengono ingaggiati esperti web writer che sanno come e cosa scrivere, perché mai acquistare un articolo scritto da altri è considerato lecito mentre acquistare i commenti no?

Poniamo il caso che si crei un gruppo di 5 professionisti, chiamiamoli opinionisti del web, che siano pagati per dare la loro opinione attraverso i commenti, 5 commenti su ogni articolo pubblicato, opinioni valide e utili tanto quanto e forse più dei commenti spontanei, il tutto dietro compenso, ma attenzione, non si pagherebbe l’opinione altrimenti sarebbe di parte, ma il tempo, tutto questo nella piena consapevolezza che i commenti acquistati potrebbero essere anche delle critiche.
Cosa ci sarebbe di così sbagliato? Sarebbe tanto diverso dal ricevere un compenso per gestire il profilo Facebook di un’azienda o per conto di un professionista?

Siamo curiosi di conoscere l’opinione del Tagliaerbe che si è occupato di questo argomento già nel 2007.

3 Commenti

  1. Non credo abbia senso acquistare commenti, se non per mostrare (a chi? e a che pro?) che si ha un sito/blog molto trafficato e con utenti molto attivi.

    Da quel vecchio articoletto del 2007 le cose sono cambiate parecchio: principalmente sono esplosi i social con tutti i loro “segnali”, e i commenti sono calati in favore di like, retweet e +1 (molto più veloci e meno impegnativi da dare, rispetto ad un commento).

    Anche Google sembra considerare i commenti in modo un pochino più “leggero”, almeno stando a questa recente dichiarazione di Cutts: http://blog.tagliaerbe.com/2014/02/commenti-sgrammaticati.html

    • Lo scopo è proprio quello di rendere gli articoli più attivi, questo specialmente per tutti coloro che, nonostante il grande impegno nello scrivere articoli approfonditi nei propri blog, non ricevono mai commenti, non perché scrivano contenuti scadenti, ma perché come hai scritto tu, oggi si usano molto di più i social che sono meno impegnativi. Detto questo, un servizio come quello descritto nell’articolo potrebbe ridare nei giusti termini, maggiore peso a contenuti tutto sommato utili che danno comunque un contributo.

  2. Qualsiasi sia il prodotto/servizio che si sta cercando di spingere, piccolo o grande che sia, se nasce la necessita di acquistare like, commenti e via dicendo, si deve avere la consapevolezza che si sta investendo tempo e denaro in qualcosa di non sostenibile, proprio per il fatto che non ha nessuna possibilità di suscitare spontaneamente interesse per un determinato target. In uno dei miei primi esperimenti sul web ho provato alcune di queste pratiche, prima di tutto per una questione di curiosità, per poi constatare in prima persona gli effetti negativi di tale azioni. Il mio consiglio è sempre quello di sviluppare dei MVP (che si stia parlando di una piattaforma, un sito o anche di un ebook o una serie di articoli) e andare a vedere le metriche e i feedback che serviranno a lavorare su una versione sempre migliore del prodotto iniziale in maniera che attiri commenti e shares spontanei proprio perchè disegnata intorno alle esigenze reali di un determinato pubblico.

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