Lo street marketing secondo Maurizio Cicoli

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Come solito, anche oggi ho ricevuto la mia razione quotidiana di mail spam, non desiderate e non richieste e come ogni giorno, le cestino immediatamente ma oggi ha attirato la mia curiosità una mail inviata da tale Maurizio Cicoli, che oltre a fare spam, divulga ancora oggi messaggi irrispettosi verso le donne e denigra tutta la categoria di pubblicitari.

Di seguito vi riporto la mail così che possiate capire meglio:

PENSATE A DELLE BELLE RAGAZZE IN SPIAGGIA CON UN BEL COSTUMINO  CON IL VS. LOGO BEN IN VISTA

CHE VIENE VERSO DI VOI E VI CONSEGNA UN INVITO O UNA BROCHURE :

APPENA LE VEDETE GIA’ SI CREA L’INTERESSE, POI QUANDO ARRIVA DA VOI QUELLO CHE VI DA’ LO LEGGETE

ANCHE PER CORTESIA O PER CAPIRE

(QUESTO E’ STREETMARKETING: L’UNICA FORMA DI VOLATINAGGIO CHE PREMIA IN QUANTO

L’IMPATTO EMOTIVO CREA L’INTERESSE E LA VISTA MEMORIZZA L’IMMAGINE CON IL LOGO)

Innanzitutto riporto di seguito la VERA definizione di street marketing presa da Wikipedia:

Street marketing is a term used to refer to certain marketing techniques used to promote products and/or services in an unconventional way in public places.The main point of street marketing is that the activities are done exclusively on the streets or other public places, such as shopping centers. Unlike typical public marketing campaigns that utilize billboards, street marketing involves the application of multiple techniques and practices in order to establish direct contact with the customers.One of the goals of this interaction is to cause an emotional reaction in the clients.The final goal of street marketing is to get people to remember brands in a different way than they are used to.

ITA Street marketing è un termine usato per riferirsi a tecniche di marketing utilizzate per promuovere determinati prodotti e / o servizi in modo non convenzionale in posti pubblici. Il punto principale dello street marketing è che le attività vengono svolte esclusivamente per le strade o in altri luoghi pubblici, come ad esempio nei centri commerciali. A differenza delle tipiche campagne di marketing pubblico che utilizzano cartelloni pubblicitari, lo street marketing comporta l'applicazione di tecniche e pratiche multiple al fine di stabilire un contatto diretto con il clienti. Uno degli obiettivi di questa interazione è quello di provocare una reazione emotiva nei clienti. L'obiettivo finale dello street marketing è quello di convincere la gente a ricordarsi le marche in un modo diverso da quello per cui sono utilizzate.

Ergo, non parliamo di tecniche di marketing alternativo quando sfruttiamo il corpo della donna per attirare l'attenzione della gente e vendere un prodotto…è la tecnica più vecchia e arida del mondo!!

E poi :

Come mai ancora molti (Cicoli compreso) continuano a pensare che una bella ragazza sia un oggetto da sfoggiare, uno strumento di marketing? Possibile che la creatività sia così limitata da vedere il business solo attraverso una paio di cosce?

Come mai, quando si utilizza il corpo come un oggetto, è sempre e solo il corpo della donna?? ma forse qualcuno non crede che le donne siano delle consumatrici che spendono e fanno acquisti?? Dunque… dove sono i BEI RAGAZZI IN SPIAGGIA CON UN BEL COSTUMINO CON IL VS. LOGO BEN IN VISTA??

E infine, A tutte voi che graziate dalla natura avete avuto il dono della bellezza, credete davvero che l'unica risorsa che possiate sfruttare di voi stesse sia quella estetica? Avete così poca fiducia nelle vostre capacità? E soprattutto, non credete che continuando ad incoraggiare certe offerte si contribuisca a peggiorare la condizione sociale della donna, che già ora fa abbastanza schifo?

5 Commenti

  1. Come mai siete tutti bravi ad indignarvi e a giudicare.
    Coma mai non pensate che i clienti di basso budget, non vogliono spendere i costumi particolari o ti obbligano a prendere solo una bella ragazza, perchè dentro la loro testa in una spiaggia ci si va in costume…più o meno bello…. più o meno accativante.
    Certo tutti sono bravi quando si hanno budget elevati spot televisivi da milioni di euro (vedi compagnia telefononiche o altro, comparse che prendono migliaia di euro solo per una battuta, protagonisti neanche a parlare dei cachet) o campagne di streetmarketing da centinaia di migliaia di euro, dove ti puoi sbizzarrire ne trovare le soluzione più astruse.
    Quanti peggio di così, quante se ne vedono in spiaggia solo per il puro divertimento e per attirare qualche cliente in più.
    L’unico commento: NON HO PAROLE.

    • E’ curiosa l’associazione che fa tra avere pochi soldi a disposizione per una campagna di marketing e l’uso del corpo come strumento di vendita, le ricordo che il principio base del marketing alternativo a cui lo street marketing (vedi anche guerilla marketing) appartiene è proprio quello di avere poco budget a disposizione e riuscire nonostante questo ad ottenere buona visibilità e successo grazie al passaparola scatturito da un’azione di marketing basata al 100% sulla creatività e l’idea originale! L’uso di donne in costume (sebbene in spiaggia) non mi pare proprio un’idea originale! Inoltre appellarsi al cattivo gusto di altre iniziative o il fatto che altri facciano cose peggiori delle nostre non è certo una scusante delle nostre scelte. Come le scrivevo via mail anche il nostro studio si confronta quotidianamente con piccoli budget e mille difficoltà ma non per questo non riusciamo a lavorare portando risultati concreti.

  2. La cosa veramente sconvolgente e come cercate di farvi pubblicità nel web denigrando il lavoro degli altri. E’ normale per una agenzia che vende ai clienti il modo per eliminare la propria cattiva reputazione nel web, apra un blog per mettere in risalto queste cose? Non so me lo domando!! Ai navigatori l’ardua sentenza.
    In particolare il costume in questione è un costume di ammiraglio della marina ovviamente con minishort e tanto di capello con visiera.
    Sinceramente non credo proprio che sia offensivo nei confronti delle donne.
    Quindi secondo Lei per non essere offensivo, basterebbe usare in bel BURCA per tutte le campagne pubblicitarie: basso costo, ottimo risultato.
    Chissà perchè le maggiori agenzie pubblicitarie non lo usano, invece di spendere tutti quei soldi alla ricerca di immagini e volti noti, basterebbe coprire le donne per essere diversi, per esprire un’idea originale eppure tanto facile, ma non viene fatto…saranno tutti dementi, immagino. Per fortuna che ci siete voi, se non ci foste bisognerebbe inventarvi.

  3. Intanto le ricordo che mi ha inviato delle mail di spam, non richieste, proponendomi il suo servizio e come ben sa, prima di inviare delle mail pubblicitarie ci vuole il consenso del destinatario.
    Inoltre secondo lei io o la mia web agency avremmo bisogno di denigrare gli altri per farci pubblicità? Esprimere la mia opinione sulla SUA pubblicità NON RICHIESTA non mi porterà certo dei benefici promozionali.
    I blogs come i socials sono strumenti di dialogo per crescere insieme attraverso uno scambio a doppio senso. Io cerco, attraverso il mio blog di apportare un contributo al mondo del web marketing e spesso portare in evidenza comportamenti sbagliati di altre aziende serve a metterne in guardia tante altre e ad aiutarle a correggersi e migliorarsi.
    Infine, mi spiace che non riesca a cogliere l’essenza della mia critica che non sta nel costume succinto o nel burca o nel vestito da ammiraglio ma è nel considerare la donna (vestita o svestita) oggetto, strumento commerciale per potenziare le vendite e non riuscire a vedere nessuna alternativa a questo! E’ triste nel ventunesimo secolo avere ancora un concetto retrogrado della donna, concetto che ahimè accomuna piccole e grandi agenzie di pubblicità! La vera idea originale sarebbe non USARE la donna per niente e per una volta farsi venire una idea diversa!
    Eh si, ha ragione, per fortuna che ci siamo noi, i bloggers, una voce fuori dal coro, una forma opinionistica libera da strumentazioni in grado di uscire da alcune logiche ormai accettate a livello sociale ma comunque profondamente sbagliate.

  4. Condivido questo suo ultimo pensiero, vorrei che le sue parole arrivassero non solo ai creatori di pubblicità, ma anche a coloro che decidono (dirigenti aziendali) il modo di comunicare e infine ai consumatori che imparino a scegliere non solo vincolati da preconcetti ormai retrogati.

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